sabato 8 agosto 2026

Il Patto della Mecca è messo alla prova...

 


Il neonato "Patto della Mecca", l'accordo di mutua difesa in stile NATO, siglato il 7 agosto 2026 da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, si trova immediatamente ad affrontare durissime reazioni geopolitiche che ne mettono alla prova la tenuta e l'efficacia strategica. Questo scudo militare unisce tre grandi potenze sunnite per creare una deterrenza collettiva contro le minacce regionali e ridurre la dipendenza strategica dagli Stati Uniti. Tuttavia, l'alleanza ha già innescato fortissime tensioni nel quadrante mediorientale e internazionale...
Il conflitto tra gli Houthi e l'Arabia Saudita ha subito una significativa escalation negli ultimi due giorni. I ribelli yemeniti sembrano aver assunto una posizione ferma contro i loro aggressori. Per il secondo giorno consecutivo, sono in corso massicci attacchi contro installazioni militari appartenenti alle forze saudite e ai loro alleati in diverse province yemenite.

Il 7 agosto u.s., un attacco combinato ha ucciso decine di militari, e oggi missili e droni hanno colpito una base militare a Marib. Nel frattempo, gli Houthi continuano a mantenere chiuso lo Stretto di Bab el-Mandeb alla navigazione saudita.

In questo contesto, il memorandum d'intesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, firmato alla Mecca, sulla difesa collettiva assume un significato particolare. L'intensificarsi degli Houthi comporterà forse il coinvolgimento di tutte le parti nel conflitto? È difficile dirlo in questo momento.

Allo stesso tempo, le tensioni si stanno intensificando anche sul fronte iracheno, dove le milizie sciite, a giudicare dal piano, dovrebbero fornire supporto di fuoco ai loro alleati yemeniti. Oggi, però, la questione è stata rinviata per la seconda volta, il che non significa che l'idea sia stata abbandonata.

In breve, il nesso Yemen-Arabia Saudita-Iraq nel conflitto regionale potrebbe diventare uno dei più tesi nei prossimi giorni. E se non riuscirà a relegare in secondo piano la situazione relativa all'Iran, allora la questione libanese-israeliana, nella sua forma attuale, passerà quasi certamente in secondo piano.

Intanto le petroliere che caricano petrolio saudita nel Mar Rosso dichiarano destinazioni false e spengono i transponder per evitare gli attacchi degli Houthi. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan entrano in una nuova equazione di difesa in un momento cruciale. Nuove tensioni in Yemen arrivano mentre Riad si prepara a possibili pressioni da più direzioni.  Cosa possono aggiungere Ankara e Islamabad alla strategia di deterrenza saudita durante la guerra con l’Iran?  Stiamo assistendo all’inizio di una ridefinizione delle alleanze di sicurezza nella regione?



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



venerdì 7 agosto 2026

Il Patto della Mecca è stato firmato...

 



"Il 7 agosto 2026,  c'è stata la firma dello storico "Accordo della Mecca" (o Patto della Mecca), un trattato di mutua difesa e cooperazione militare siglato a Gedda tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan

Il 7 agosto 2026 a La Mecca, rappresentanti dell'Arabia Saudita, del Pakistan e della Turchia hanno firmato (foto) un patto di mutua difesa, includendo quindi la Turchia nell'accordo già precedentemente firmato tra Pakistan e Arabia. Ovviamente è un'alleanza difensiva, non è diretta contro alcuno stato, è aperta a ogni partner potenziale eccetera, che sono quelle cose che si scrivono su questo genere di trattati, ma è altrettanto ovvio che è diretta principalmente, per non dire esclusivamente, contro l'Iran, anche se credo che Iraq e Siria non siano felicissimi della cosa e sicuramente non lo è l'India.
L'alleanza disinnesca, per forza di cose, la retorica anti-israeliana della Turchia e procede sulla strada già tracciata in Europa: disimpegno statunitense e nascita di alleanze militari locali per contrastare i nemici degli USA nei teatri non-emisferici, come scriverebbe Hegseth. Il disimpegno, lo abbiamo già detto, non è dovuto all'improvvisa volontà statunitense di cominciare a farsi i fatti propri ma, al contrario, alla ricerca di nuove strade per farlo meglio, scaricando spese e rischi sugli alleati di teatro. Questa "NATO islamica", come è già stata chiamata, dovrebbe funzionare appunto come la "nuova NATO" europea, con il Pakistan nel ruolo della Francia (deterrenza nucleare) e la Turchia in quello di Germania (base industriale, capacità tecnologiche) e Polonia (esercito numeroso, ma in questo senso anche il Pakistan chiaramente non scherza). L'Arabia Saudita ci mette la cosa probabilmente più importante, ovvero i soldi.
Per le reazioni diplomatiche delle controparti è ancora presto. Chiudo ricordando che la Turchia fa parte, oltre che della nuova "NATO islamica", anche della "vecchia" NATO, quella dove ci siamo anche noi. I conflitti si stanno saldando anche nella forma, non solo più nella sostanza.

Francesco Dall'Aglio

PS: oh, poi magari è solo un manovrone di Erdogan per provare a coinvolgere Arabia e Pakistan nel suo programma per i caccia di quinta generazione (grazie a Francesco Fustaneo) e fare le scarpe agli USA. Però la vedo difficile.

giovedì 6 agosto 2026

Scarica barile tra Trump ed Hegseth sull'esaurimento delle munizioni contro l'Iran...

 


Donald Trump è stato ingannato: "Il presidente americano è convinto che il capo del Pentagono, Pete Hegseth, gli abbia nascosto l'esaurimento delle scorte di armi americane durante la guerra contro l'Iran". Lo riporta il Washington Post.

"A Camp David, quando Trump lo ha affrontato riguardo alla carenza di armi, Hegseth si è difeso e ha incolpato il suo vice, Stephen Feinberg, per la mancanza", scrive il giornale, citando alcune fonti.

Il leader americano ha letteralmente inveito contro il capo del Pentagono perché credeva che il problema delle munizioni fosse stato risolto, precisa il giornale. Sottolinea inoltre che la carenza di missili a lungo raggio e intercettori è stata una delle ragioni per cui Trump si è rifiutato di lanciare ulteriori attacchi su larga scala contro la Repubblica Islamica.

Gli Stati Uniti hanno utilizzato l'80% del loro sistema di difesa missilistica chiave durante il conflitto armato con l'Iran, come riportato in precedenza dalla CNN.

Intanto gli Stati Uniti non solo sono a corto di munizioni ma stanno anche  esaurendo le proprie riserve strategiche di petrolio a un ritmo più che triplo rispetto alla capacità precedente.

Le riserve strategiche di petrolio (SPR) degli Stati Uniti sono diminuite da circa 415,2 milioni di barili a 304,8 milioni di barili. Ciò significa che circa 110,5 milioni di barili sono stati consumati in meno di sei mesi.

Trump però si dichiara soddisfatto: "I negoziati con l'Iran stanno andando molto bene."

Ma viene smentito dal vice ministro degli Affari esteri iraniano, che  ha dichiarato: "Una delle condizioni per la ripresa della navigazione nello stretto di Hormuz è che gli Stati Uniti adempiano ai propri obblighi in materia di sanzioni, embargo e beni congelati. Il raggiungimento di un accordo con l'Oman non implica la ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz".




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


mercoledì 5 agosto 2026

La minaccia atomica ancora incombe sull'umanità...



Per non dimenticare Hiroshima  e Nagasaki,  tragico evento che costituisce una ferita ancora aperta nella storia... 

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, avvenuti rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945, rappresentano una delle pagine più drammatiche e oscure della storia contemporanea. Questa immane tragedia ha ridefinito per sempre il concetto di minaccia globale, inaugurando ufficialmente l'era nucleare.

I Fatti Storici in Sintesi:

6 agosto 1945, ore 8:15: Il bombardiere statunitense B-29 Enola Gay sgancia la prima bomba atomica all'uranio, denominata "Little Boy", sulla città di Hiroshima.
9 agosto 1945, ore 11:02: Tre giorni dopo, una seconda bomba al plutonio, chiamata "Fat Man", viene lanciata su Nagasaki.
 
Impatto immediato: Le esplosioni rasero al suolo interi quartieri, sprigionando temperature fino a 6000 °C e spazzando via istantaneamente oltre 100.000 vite umane, in grandissima parte civili.

Le conseguenze a lungo termine: Nei mesi e negli anni successivi, il bilancio delle vittime superò i 210.000 morti a causa delle ustioni e delle devastanti contaminazioni da radiazioni (i sopravvissuti, noti come Hibakusha, hanno convissuto per decenni con malattie croniche e tumori).


L'ultima spiaggia

Basterebbe l’esplosione, anche accidentale, di una delle bombe nucleari esistenti, un atto di terrorismo con esplosivi nucleari, per devastare vasti territori, per uccidere migliaia di persone, per contaminare l’ambiente naturale, le acque, gli esseri viventi con sostanze che restano radioattive per secoli. Un famoso libro di Nevil Shute, "L'ultima spiaggia", del 1956, descriveva la scomparsa della vita dalla Terra in seguito ad uno scambio di bombe nucleari iniziato per errore; il film finiva con il tardivo avvertimento: “Fratelli, siamo ancora in tempo”,  scriveva Giorgio Nebbia...



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

martedì 4 agosto 2026

Proposta bioregionale per un unico stato "Israele/Palestina"...

 

Repetita Iuvant


La proposta bioregionale per la nascita di un unico Stato in Israele e Palestina, formulata dall'attivista bioregionale italiano Paolo D'Arpini, prevede il superamento della logica delle divisioni nazionali e religiose attraverso la creazione di un'unica entità statale laica e federale, fondata sulla condivisione del territorio e sulla parità assoluta dei diritti per tutti i suoi abitanti. 
I capisaldi della proposta bioregionale:
Secondo la visione ecologista e bioregionale espressa dal D'Arpini, la tradizionale "soluzione a due Stati" è ormai impraticabile e storicamente superata. La sua proposta si articola su precisi elementi: 
  • Stato unico e condiviso: Fusione dell'intero territorio di Israele e Palestina sotto una sola bandiera. 
  • Pari diritti di cittadinanza: Riconoscimento dello status di cittadini con uguali diritti politici, civili e sociali per ebrei, musulmani, cristiani e qualsiasi altra minoranza, a prescindere dall'etnia. 
  • Integrazione ecologica: Sostituzione dei confini politici artificiali con una gestione integrata delle risorse naturali della regione, considerata un'unica "bioregione" indivisibile (acqua, energia, agricoltura).
  • Superamento del sionismo e del nazionalismo: Trasformazione delle identità identitarie in senso laico ed inclusivo, eliminando i privilegi su base confessionale o etnica. 
Riferimenti culturali della proposta:
Nel descrivere il progetto di "un unico Stato per due popoli", D'Arpini si riallaccia sia alla sua personale militanza nella Rete Bioregionale Italiana, sia a storiche figure della politica e della cultura mediorientale che hanno sostenuto la soluzione binazionale, tra i quali: 
  • Mustafa Barghouti, politico e attivista palestinese tra i primi a promuovere l'idea di uno Stato unico con pari dignità democratica. 
  • Edward Said, intellettuale che ha a lungo teorizzato la convivenza paritaria in una sola terra come unica reale via d'uscita dal conflitto.
  • Avraham Burg, politico israeliano ed ex presidente della Knesset noto per le sue posizioni critiche verso l'impianto rigidamente sionista dello Stato. 
  • Video collegato:  Proposta bioregionale per un unico stato “Israele&Palestina”: https://www.facebook.com/reel/1166634278822352

 

Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

lunedì 3 agosto 2026

Sembra che Trump voglia sganciarsi dalla guerra in Medio Oriente, all'insaputa di Israele...

 


L'ex direttore del Centro americano per la lotta al terrorismo, Joe Kent, ha dichiarato: "Il presidente Trump ha nuovamente annullato l'attacco all'Iran, ed è stata la decisione giusta. È evidente che desidera uscire da questa guerra, e ci sono tutte le ragioni note per questo. È anche chiaro che l'Iran non riporterà la situazione nello stretto di Hormuz a quello stato che esisteva prima della guerra"

Netanyahu e i membri del governo israeliano hanno appreso della cancellazione degli attacchi all'Iran da un post di Trump sui social media. (Canale 12)

Inoltre, le indiscrezioni su un presunto allontanamento o espulsione delle truppe americane da Kuwait e Bahrein sono al centro del dibattito geopolitico attuale, ma non c'è una conferma ufficiale di un ritiro definitivo.

Le speculazioni si sono intensificate a causa del grave deterioramento della sicurezza nel Golfo Persico e dei continui raid di missili e droni condotti dall'Iran contro le installazioni statunitensi nella regione.

Alla domanda diretta su un possibile ricollocamento dei soldati, il presidente Donald Trump ha preferito non commentare:  
- Giornalista: Sono emerse informazioni secondo cui le truppe americane stanno lasciando Kuwait e Bahrein.
- Trump: Non voglio commentare questo.  

La situazione nell'area è estremamente fluida. I Pasdaran iraniani hanno ripetutamente preso di mira basi chiave, tra cui la sede della Quinta Flotta in Bahrein e le basi aeree di Arifjan e Ali Al Salem in Kuwait...


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


ULTIME NOTIZIE. TRUMP ANNULLA I COLPI SULL’IRAN, L’UCRAINA MINACCIA L’IRAN:  https://www.youtube.com/watch?v=49Htu9fvYkU

domenica 2 agosto 2026

La crisi di Ceuta è il risultato di un passato coloniale...

 


"L'exclave spagnola di Ceuta è al centro di una gravissima crisi migratoria e diplomatica, innescata dall'ingresso illegale e repentino di circa 50.000 migranti provenienti dal Marocco in pochissimi giorni. Decine di migliaia di persone hanno forzato il confine via terra o attraversato a nuoto le acque di Tarajal per raggiungere il territorio spagnolo. Si registrano decine di morti accertati per annegamento nelle ultime ore, rendendolo uno degli episodi più tragici degli ultimi anni nell'area.  La situazione, che ha raggiunto il picco il 31 luglio 2026, sta lentamente tornando alla normalità grazie ai respingimenti assistiti e al dispiegamento delle forze armate". (Notizie d'Agenzia)


Per capire quello che sta succedendo a Ceuta bisogna guardare molto più a sud, a una crisi dimenticata che rappresenta un nodo irrisolto del Mediterraneo.

Il Sahara Occidentale è un'ex colonia spagnola, abbandonata da Madrid nel 1975. Da allora la maggior parte del territorio è stata occupata dal Marocco, mentre il Fronte Polisario, sostenuto dall'Algeria, continua a rivendicare il diritto all'autodeterminazione del popolo sahrawi. Sebbene ci sia un cessate il fuoco dal 1991, il conflitto non è mai stato risolto.

Nel 2022 Pedro Sánchez ha rotto con la tradizionale prudenza della diplomazia spagnola, appoggiando il piano di autonomia proposto dal Marocco per il Sahara Occidentale, che certificherebbe di fatto l'annessione del territorio al Marocco. Una scelta che ha irritato l'Algeria, storico alleato del Polisario, e ha cambiato gli equilibri della regione.

Nelle ultime settimane, però, è successo qualcosa. Sánchez è andato ad Algeri per rilanciare i rapporti con il principale fornitore di gas della Spagna. Nel frattempo, il Congresso spagnolo ha approvato una proposta di legge che concederebbe la cittadinanza spagnola ai sahrawi nati nel Sahara Occidentale durante il periodo coloniale e ai loro discendenti. Il provvedimento non è ancora definitivo, ma a Rabat non l'ha presa bene.

E’ in questo contesto che va inquadrata la nuova crisi di Ceuta.

Tra l'altro, non è una novità. Nel 2021, dopo il ricovero in Spagna del leader del Polisario Brahim Ghali, il Marocco allentò i controlli alla frontiera e in poche ore migliaia di persone entrarono nell'exclave spagnola. Anche allora la crisi migratoria fu utilizzata ad hoc come strumento di pressione diplomatica.

Il governo marocchino nega questo legame. Ma la coincidenza tra il riavvicinamento di Madrid all'Algeria, il nuovo scontro sul Sahara Occidentale e l'improvvisa pressione su Ceuta è più che sospetta.

Sánchez è stretto tra due fuochi: il Marocco, decisivo per il controllo dei flussi migratori, e l'Algeria, principale fornitore di gas della Spagna. Ogni scelta che fa rischia di incrinare il rapporto con l'altro.

Dietro le immagini di Ceuta, non c'è quindi solo una crisi migratoria. C'è anche e soprattutto uno dei dossier geopolitici più intricati del Mediterraneo.

Stefano Liberti